Casey Stoner, conferenza stampa: “Ducati, grazie. Ora penso a vincere”

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Casey is Back. Estoril, Portogallo. Con forza e determinazione, con la voglia di continuare a fare nel migliore dei modi quello che sa fare meglio di tutti. Andare in moto. Indicato da più parti quale miglior talento sfornato dal mondo delle due ruote – per qualcuno molta più classe di Valentino Rossi e potenzialmente in grado di fare meglio e più di quanto fatto vedere dal Dottore – l’australiano paga con altrettanta evidenza un carattere senza dubbio meno forgiato e più fragile di quanto dovrebbe essere quello di un aspirante – ed ex – campione del mondo di MotoGp. L’esordio è diretto e Stoner si rivolge a parecchie male lingue:

“Ne ho sentite di tutti i colori, sono state fatte mille illazioni, anche divertenti al punto da essere paradossali. Alcune erano veramente assurde, come quella che avrei di sicuro smesso di correre: non ho mai pensato nemmeno per un secondo di mollare questo lato del mio mondo, perché le gare in moto sono tutta la mia vita. Per la verità non so esattamente cosa sia successo, ma dopo Donington era giunto il momento di fermarsi e prendere fiato. Il mio obiettivo era quello di tornare in Repubblica Ceca (ovvero il Gran Premio corso lo scorso 16 agosto, nel quale Stoner non ha preso il via), ma i medici, la mia squadra, i miei genitori e mia moglie mi hanno convinto a fare ulteriori accertamenti, per trovare una soluzione certa”.

In verità, va detta una cosa: nessuno, per quanto ci si sia sforzati, ha capito cosa abbia avuto in questo periodo il centauro Ducati. Di che male si sia ammalato e da cosa debba guarire. Stoner prova a spiegarlo:

“Il mio cuore ancora oggi non raggiunge le soglie alle quali dovrebbe lavorare normalmente. Non sono ancora al meglio della condizione fisica e non so bene come reagirà il mio corpo a questo sforzo, ma sto meglio di prima. Quando sono tornato in Australia, mi sono riposato e basta, sottoponendomi soltanto agli esami richiesti. Sono ingrassato quattro chili: l’obiettivo è tornare in forma al più presto, ma è evidente che lo sarò per la prossima stagione. Mai avuto un problema con la Ducati, anzi, li devo ringraziare per il rispetto che hanno avuto nei miei confronti. La decisione di tornare in Australia a farmi curare è stata solo mia e loro hanno capito che avevo bisogno di stare da solo. In questo periodo, non ho visto nemmeno una gara in televisione, anche se ero sempre al corrente dei risultati”.

Questo è un punto sul quale l’australiano torna più di una volta: la riconoscenza verso il gruppo Ducati è la stessa di chi parla di una grande famiglia della quale si sente parte integrante.

“Non mi hanno dato fastidio e fatto pressione: io ero in Australia e la Ducati doveva preoccuparsi del suo futuro. Purtroppo questa non è stata una stagione facile, ho commesso parecchi errori o, comunque, non sono riuscito a sfruttare al meglio il potenziale della moto. Questo mi ha fatto stare male, non riuscivo a guardare in faccia i miei meccanici che hanno sempre dato il 110%. Ora sono nervoso e preoccupato, perché fisicamente non sono ancora a posto, anche se il mio obiettivo resta quello di sempre: vincere”.

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